THE QUIET REVOLUTION

Sentireascoltare – Stefano Pifferi – 18 dicembre 2012
The Quiet Revolution è il terzo passo per il trio di lunga data formato da Ramon Moro (tromba), Federico Marchesano (basso) e Dario Bruna (batteria), in uscita proprio sul fil di lana della fine del mondo per ControRecords, e la title track lo introduce con ritmi sghembi, jazz sporco, gusto per il surreale è il miglior viatico per entrare nel mondo targato 3quietmen.
Il video è diretto da Fabio Bobbio e sfrutta le architetture post-industriali del nuovo Parco Dora di Torino per sviluppare una storia tra il visionario e l’autoironico che trova il suo degno contraltare in una musica seria ma al contempo non accademica, giocosa ma rigorosa, sensuale e arcigna.

Blog di Out – Francesco Misiti – 6 gennaio 2013
Un vecchio detto delle mie parti recita più o meno “Abbi paura degli uomini tranquilli”, di quelli che professano immobilità, semplicità, linearità, perché sotto di loro si affastellano sogni, ansie e progetti chissà quanto machiavellici, con un diffuso sentore di vita che si spande nascosto fra le pieghe di un’apparente immutabilità.
Ok, non c’entra niente, ma come non potevo pensare queste cose dinanzi al nome 3Quietmen che editano un disco dal titolo “The Quiet Revolution”? Dov’è la fregatura di tre uomini tranquilli che preparano un caos calmo di suoni che paiono ruotare intorno ad un centro immobile?
Intanto questa divagazione lessical-scimunita mi fa stare all’erta e mi fa notare che la seconda traccia è una cover che prova a scarnificare un bellissimo pezzo genesisiano (“Hairless Heart”, da The Lamb Lies Down On Broadway) riducendolo a un filo melodico inquietante sorretto dal basso. Primo Atto di Coraggio, coraggio estremo (toccare i Genesis è roba da denuncia nove volte e mezzo su dieci, ci vuole proprio fegato).
La line-up è quanto mai curiosa: basso, batteria e tromba. Secondo Atto.
Il trombettista non fa finta né di essere Rava, né di far jazz, bravo. Terzo Atto.
Il suono è minimale, ipnotico, ricco di suggestioni, antiretorico e non consolatorio, non venendo mai incontro ai sentimenti di chi ascolta, generando inquietudine, rabbia. Quarto Atto di Coraggio Inconsulto.
Il fascino di “The Quiet Revolution” è qualcosa che mi dimostra quanto mai sia relativo e provvisorio il nostro bisogno di musica, di come essa possa toccare tutta la gamma dei sentimenti e la superficie della nostra logica. I 3Quietmen ci spingono immobili in un viaggio nel sottoscala della nostra mente: vi proponiamo il video straniante e quasi barocco del loro singolo; forse non la traccia migliore, quindi vi invitiamo ad ascoltare tutto su http://www.3quietmen.com/).

Il Risveglio – Luigi Bairo – 6 gennaio 2013
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La Stampa – Paolo Ferrari – 16 gennaio 2013
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Ondalternativa – 19 gennaio 2013
Back to the future!
I 3quietmen sembrano provenire da un pianeta sconosciuto, dove la musica si mischia ai suoni della natura e degli oggetti.
I dodici brani contenuti in “the quiet revolution” potrebbero fare da colonna sonora ad un film di Stanley Kubrick o sottolineare le profondità dell’impressionismo caro a Jacques Feyder.
I tre ragazzi vissuti all’ombra della Mole sono cresciuti e lo hanno fatto a loro modo, dando vita ad una creatura che non poteva essere altro che il frutto di quel percorso creativo che li ha visti per anni calcare le scene dei palchi più illustri della scena jazz.
Ma viene un momento nella vita di un uomo/artistica/band di dare libero sfogo a quello che si ha dentro, alla propria immaginazione.
Sperimentando nuove tecnologie e strumentazioni, con questo album cambiano totalemente genere senza snaturare se stessi, andando ad aprire le infinite porte dell’alternative rock.
Brani di spicco dell’album “hairless heart” e “lonely”.
Chi non ha mai pensato di fare un salto nel futuro?
Aggiunto: 19-01-2013
Recensore: Anesthesia

Rumore – febbraio 2013 – Maurizio Blatto
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RadioOut – febbraio 2013

http://radioout.podomatic.com/entry/2013-02-15T08_23_28-08_00

Storia della musica – Andrea Baroni
Benvenuti alla rivoluzione tranquilla. Ha, come propugnatori, tre uomini tranquilli, muniti di tromba basso e batteria , ed una valigia di musiche possibili da cui estrarre, di volta in volta, scampoli di passato, articoli attuali e proiezioni per il futuro. Il nuovo lavoro dei torinesi Ramon Moro, Federico Marchesano e Dario Bruna – attivi dal 1999 su palchi ed in sala d’incisione, anche in compagnia del pianista Stefano Battaglia – è una curiosa ed affascinante declinazione di vari elementi meta temporali , ottenuta con una strumentazione ridotta ma ricca di effetti che trasfigurano le tonalità degli strumenti fino a produrre indecifrabili ed inedite sonorità.
Ascoltate l’inizio marziale del manifesto “the quiet revolution”, magari scorrendo le immagini del surreale video girato dal regista Fabio Bobbio in una zona industriale di Torino: davvero difficile indovinare che dietro quelle cadenze così marcate e profonde innescate su ritmica quadrata possa esserci una tromba. Oppure percorrete le tortuose spirali di “lonely” dove è difficile stabilire da dove provengano suoni normalmente prodotti da tastiere elettroniche o chitarre elettriche.
Queste voci mutanti si innestano in un clima generale tutt’altro che tranquillo, agitato invece spesso da spigoli ritmici e folate elettriche , nervosismo e inquietudine, ed una vaga propensione a indulgere nei toni più apocalittici . Emerge marcata l’influenza del prog, come testimoniato dalla scarna ripresa di “Hairless heart” da “The lamb lies down on Broadway” dei Genesis, ma fra i richiami evocati si possono azzardare le architetture pesanti dei King Crimson , le oscurità dei Tuxedo Moon e anche certo jazz rock degli anni settanta targato Cramps . Una bella varietà che aumenta mettendo in conto le atmosfere ambient alla Eno e Fripp di “mi troverai”, il trip hop virato in prog di “danzando nel buio” e l’agile tema jazz di “ego surfing”, uno degli episodi più eccentrici. Insomma, si sarà capito, un disco non facile da raccontare , ma lo stesso, forse, si potrebbe dire di tutte le rivoluzioni.

Distorsioni – maggio 2013 – Luca Sanna
Un trio composto da tromba, basso e batteria non può che produrre suoni fuori dal comune. È quello che infatti succede con Ramon Moro (tromba, flicorno, effetti), Federico Marchesano (basso, effetti) e Dario Bruna (batteria, percussioni, marimba), tre musicisti che a dispetto del nome scelto per la loro formazione, di “quieto” hanno assai poco. Non sono alle prime armi, i “tre uomini tranquilli”, infatti calcano le scene con il loro prodotto sperimentale e raffinato dal 1999, partendo da Torino, attraverso il festival jazz di Magdeburgo per spingersi valorosamente fino in Cina e trovando il tempo per produrre un altro disco in questa formazione (“Trump Drum’n’Bass”, 2005) e due con l’ottimo pianista Stefano Battaglia (“Bartokosmos”, 2008 e “Perla”, in arrivo). La non convenzionalità dell’operazione è attestata, fin dal primo pezzo, dal suono filtrato della tromba e del flicorno di Ramon Moro, quasi sempre più simile a quello di una tastiera elettronica che a quello dello strumento originale.
Quello che fuoriesce dal lettore CD è un suono oscuro, atmosferico, a cavallo tra sperimentazione, jazz, progressive, con qualche pennellata di new wave elettronica.Tra i dodici pezzi, è notevole la marziale traccia omonima, che sonorizza un video surreale girato in un parco di Torino, ricavato in una zona industriale dismessa, di cui vengono conservate le scheletriche vestigia. Molto appropriato. Citazione d’obbligo per Hairless Heart, una cover da “The Lamb Lies Down On Broadway” dei Genesis, scorticata degli orpelli progressive, poi spiccano …Then I Smile, in bilico tra sonorità vicine a certo jazz-rock anni ’70 ed echi new wave, Crash e Twice The Future, con le loro sincopi ritmiche, la seconda con un piglio un po’ davisiano, l’oscura, lenta Mi Troverai, la lunga, complessa Danzando Nel Buio, in cui la tromba ritrova per qualche battuta il suo suono naturale e risuona qualche eco degli ultimi King Crimson. In definitiva, un disco non facile, ma di notevole qualità, che premierà l’impegno di chi gli dedicherà un ascolto attento. Complimenti.

Rockit – maggio 2013 – Alessandra De Ascentiis
Avete presente quei gruppi dei quali iniziate a cercare date live già dopo il primo ascolto, pregando che non siano così di nicchia da suonare solo nel pub dietro casa loro, a 1000 km dalla vostra città?
Ecco, i 3quietmen sono quel tipo di gruppo lì. Tre uomini tutt’altro che silenziosi che sfoggiano un virtuosismo indiscusso, da veri fanatici della tecnica. Il trio torinese non è certo sgusciato dall’uovo l’altroieri e lo dimostra con un album fastasmagorico: funamoboli del crossover, i ragazzi scandiscono il tempo dell’ascolto con undici variazioni sul tema, switchando magistralmente tra stoner, blues, poliziottesco (un po’ alla maniera dei Calibro 35), new-wave, noise e perfino dream pop in una perfetta sintesi strumentale di originalità e maestria chirurgica, che non faticherei a definire un ottimo esercizio di stile… involontario.
Impegnativa la durata: con un album strumentale talmente variegato (undici tracce!) si rischia di perdere il filo a intervalli regolari, per poi ritrovarlo in maniera spontanea e piacevole, ma con altrettanta intermittenza. Ultimamente sembra quasi che ci sia una tendenza a “fare le cose a occhio”, nella musica: un etto di questo, due di quello e il disco è fatto. In tutta l’approssimazione che contraddistingue le produzioni musicali contemporanee, ho apprezzato molto che ci fosse ancora qualcuno così innamorato di quello che fa da curare fino all’ultimo dettaglio.
Il risultato è un suono ricco e bellissimo, di qualità svariate spanne superiore alla media. Bravissimi.

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