BARTOKOSMOS

ESP Cuadernos de Jazz, Germán Lázaro (mar.2010)
El sello italiano Auand lleva ya un tiempo haciéndose un hueco del mejor modo posible, con criterio y personalidad, invitando a músicos italianos -jóvenes y no tanto- que manejan el riesgo, así como contando con importantes músicos foráneos, todo ello con una marca de fábrica; esa unidad en el diseño y portadas que los aficionados ya asocian con calidad. Bartokosmos es una singular pieza dentro de su muestrario. El trío 3quietmen más el estupendo pianista Stefano Battaglia inspirándose en los Mikrokosmos para piano de Bartók con objeto de reformularlos y meterlos en el presente. Un planteamiento siempre difícil el de acometer a un compositor del pasado y en el que muchos han fracasado, por más que la música de Bartók fuera tan dúctil, avanzada y abierta. Inteligentemente, el cuarteto prefiere tener al compositor húngaro como pretexto, obviar toda literalidad, y hacer un ejercicio de música actual, llena de puntos de fuga muy diversos.

ITA Suono, Sergio Spada (feb.2010)
Prendendo spunto dallopera Microkosmos del compositore Bela Bartok, i quattro musicisti di questo disco portano a termine una multiforme e colta operazione di omaggio al grande compositore, modernizzazione di famosi temi di musica contemporanea del Novecento, creazione di un ibrido oggi frequente nella ricerca musicale e sospeso tra le sonorità rock, quelle jazzistiche tradizionali e quelle tipicamente free. I tre Quietmen del gruppo sono Ramon Moro (tromba), Federico Marchesano (basso ed effetti) e Dario Bruna (batteria). Il quarto (si teme sia meno tranquillo degli altri ma si dimostra molto riflessivo e pensoso) è il ben noto pianista Stefano Battaglia. Uno abituato ad esplorare, sperimentare, unanima musicalmente inquieta e sempre alla ricerca di qualcosa. Qualcosa, nel caso specifico il lavoro di Bartok, intorno a cui i quattro girano per tutto il lavoro, provando coordinate e direzioni molto diverse e ottenendo risultati interessanti in molti passaggi ed inserti del disco, non trovando alla fine una chiave risolutiva che semplicemente non viene cercata. Il disco muta pelle molto spesso. Se ascoltiamo il tema del gruppo (Quietmen Hymn) la pacificazione delle sonorità sembra dominare; se seguiamo le direttrici ritmiche del duo Marchesano/Bruna, godiamo invece di una simbiosi a tratti davvero vitalizzante e vicina a certi suoni di oggi, (Medeski Martin, Wood per esempio); se diamo filo ai due solisti, sia Moro con le sue fughe repentine alla cornetta, sia Battaglia con alcuni momenti di forte lirismo ci portano su terreni hard-bop e classicheggianti. Interessante lavoro, con momenti di musica eccellente (Pentatonic Melody, Buzzing), apprezzabile nel risultato finale. qualità artistica: 7,5 qualità tecnica: 7,5

ITA Jazzconvention.net, Fabio Ciminiera (feb.2010)
Bartokosmos mette a confronto modi e intenzioni sonore diverse, senza la ricerca di una sintesi intermedia o di compromesso, anzi facendo leva sulle varie peculiarità e caratteristiche dei tanti elementi che lo compongono. Questo atteggiamento rende il disco certo non facile né immediato, ma permette ai quattro musicisti di mantenere alta lenergia e lelettricità in ogni passaggio del disco.
Le dieci tracce prendono ispirazione da altrettanti brani tratti dai Mikrokosmos di Bartok: con il che si spiega il titolo del lavoro. Bartok compose le 153 pieces pensandole come una enciclopedia didattica per pianoforte: differenti per stile e ordinati per difficoltà crescente in modo da comporre un vero e proprio mondo sonoro, riflettono la scrittura e lopera di un autore attento alla modernità e alle influenze delle musiche popolari.
La formazione allo stesso modo si compone di un pianista, come Stefano Battaglia, attento da sempre allintrospezione, alla melodia espressiva e profonda e di un trio di musicisti, i 3Quietmen, dallenergia anche volutamente esibita come nel titolo del precedente trumpn’drumn’bass o in certe soluzioni ritmiche. Questa presentazione, anche semplicistica, anche estremamente veloce, si può sviluppare con laccostamento della sobrietà acustica del pianoforte e la tagliente presenza di inserti elettronici, effetti, suoni trattati. E ancora con la giustapposizione di approcci ritmici e melodie dilatate, di riflessione e veemenza.
Ovviamente i quattro musicisti suonano insieme: costruiscono il percorso sfruttando la complessità dei tanti elementi, utilizzando differenze e stimoli per creare di volta in volta nuove possibilità espressive. Danze popolari, intuizioni moderne, interventi rumoristici, elementi classici, spunti provenienti dalla scrittura di Bartok e dallidea, molteplice e frastagliata, dei Mikrokosmos si combinano in maniera continua con le direttrici estetiche delle due componenti della formazione. Dialogue, brano centrale nella scaletta del disco, ne diventa in qualche modo anche una sorta di manifesto: il tema viene prima esposto dal trio, su una ritmica serrata e condito da feedback e distorsioni, dopo di che diventa il nucleo narrativo di una lirica escursione in piano solo di Battaglia, per concludersi di nuovo con il trio che riprende il testimone dalle note del pianoforte.
Altrettanto centrale, nella scaletta e nel ragionamento di Bartokosmos è la seguente Alateves dove il quartetto dispone tutti i propri elementi intorno a una melodia essenziale e ripetuta dai vari strumenti, caricando di tensioni e intenzioni lo sviluppo del tema. Ma, ancora, il quartetto utilizza el proprio disegno sonoro gli unisono ta tomba e pianoforte, riferimenti ritmici al rock e al drumn’bass, la dimensione libera e orizzontale di alcuni passaggi.
Nel discorso sonoro cè spazio anche per limprovvisazione dei solisti e gli assolo, utilizzati secondo strutture ritmiche e tematiche del tutto peculiari. Dalla sovrapposizione e dal dialogo delle linee solistiche in Pentatonic Melody, dove tromba e pianoforte improvvisano sulla base ostinata proposta dalla ritmica, alle espressioni più energetiche affidata a tromba e contrabbasso distorto, dallapertura post-industriale di Buzzing, guidata dalle percussioni e dagli oggetti utilizzati da Dario Bruna e dai suoni campionati, ad alcune improvvisazioni liquide e informali del pianoforte: i quattro musicisti attingono in maniera camaleontica lo stimolo per le improvvisazioni dal fondale proposto dai vari brani.
Operazione non semplice da assimilare, come si diceva in apertura, Bartokosmos si presenta senzaltro come esperimento interessante e lucido: il quartetto mantiene sempre, anche nei passaggi meno fluidi e più ostici, la propria spinta propulsiva e la capacità di risolvere in maniera ragionevole le asperità provocate nel percorso intrapreso.

ITA A proposito di jazz, Gerlando Gatto (dec.2009)
Credo che un progetto così strambo ma allo stesso tempo affascinante ed ambizioso poteva venire in mente solo ad un grande pianista quale Stefano Battaglia e ad un produttore competente ed entusiasta come Marco Valente: trarre ispirazione dai Mikrokosmos di Bela Bartok per giungere a forme espressive di chiara impronta jazzistica. Lalbum nasce dallesperienza di Battaglia come insegnante nel laboratorio di Siena Jazz, un insegnante del tutto speciale dal momento che la sua dottrina si sostanzia nellimprovvisare assieme ai suoi allievi su un certo tema o prendendo spunto da unidea come il caso in questione. Accanto a Stefano Battaglia troviamo un trio torinese di belle speranze, i 3Quietmen vale a dire Ramon Moro tromba e flicorno, Federico Marchesano basso, Dario Bruna batteria e percussioni. I tre propongono un tipo di musica che ad un primo ascolto sembra agli antidoti rispetto a quella di Battaglia: rumori elettrici, effetti stranianti, un dialogo assolutamente paritario fra i tre producono un flusso sonoro che molto gioca sulle dinamiche, provocando alle volte una sensazione di caos però solo apparente. Il filo del discorso è saldamente in mano ai musicisti che , in un dialogo senza rete, passano la palla a Stefano il quale la prende e ci gioca a modo suo, con grande sagacia, divertendosi ad improvvisare e dimostrando, con i fatti, come due mondi in apparenza incomunicabili riescano viceversa ad intendersi alla perfezione: basta essere grandi artisti.

DK Jazz Special, Cim Meyer (aug-sep.2009)
Lige over hælen i det sydøstlige Italien ligger byen Bari i regionen Apulia. Her har man en gammel men stadig dynamisk dialekt, der også hedder Bari. Auand betyder at tage, at holde udkik efter og være opmærksom på
Man finder hurtigt ud af at de produkter Auand udgiver, har en høj kunstnerisk og kompromisløs profil, hvor der arbejdes uden glatte salgstaler. Som lederen, Marco Valente udtrykker det på selskabets hjemmeside: Energy, Risk, Conviction and the Unexpected will be the trade-mark of Auand.
Foreløbig er det blevet til 18 udgivelser og de kan alle anbefales, hvis man vil høre, hvor den forreste linie i den italienske jazz er. Her skal dvæles lidt ved AU9016, 17 og 18:
[…]
Béla Bártoks MIKROKOSMOS er inspirationen til BARTOKOSMOS med Ramon Moro (tp / flh), Stefano Battaglia (p), Federico Marchesano (b / el-b) og Dario Bruna (d, perc).
Konverteringen af Bártoks minimalisme til metriske underlag for improvisation er udfordrende. Gruppen med det besynderlige navn quietmen (det går bestemt ikke stille af) har klogelig valgt en dynamisk og kontrastrig model: Fra svævende akustiske og poetiske afsnit til tonstung heavy-jazz med skrigende, elektrisk forvrænget trompet og el-bas-loops. Headbanger-rytme og støj-ekskursioner, der gnider omkring et pedalpunkt og enerverende loops, er en heftig lytteoplevelse. Men Battaglias pianospil træder med mellemrum frem og skitserer den røde tråd til Bártoks kosmos.
Dette er nok den af de tre udgivelser, der mest radikalt indfrier Marco Valentes ambition: Energisk, chancebetonet, overbevisende, uventet

ITA All About Jazz Italia, Luca Pagani (sep.2009)
E un originale studio più che un omaggio vero e proprio a Béla Bartòk questo incontro tra la band torinese 3quietmen e il pianista Stefano Battaglia. I Mikrokosmos sono 6 libri in cui il compositore raccolse 153 piccoli brani dalla scrittura inizialmente facile e via via più complessa, melodie raccolte, esemplificative, ludiche, come a scoprire la semplicità del suono e della musica, che smette di essere attività puramente intellettuale, e ritorna ad essere gesto e gioco.
Bartòk intese ricercare quindi un nuovo metodo pedagogico per lapprendimento della musica che scavalcasse i manuali e i metodi.
I musicisti affrontano il progetto ricercando nei Mikrokosmos lispirazione, ritagliando alcuni frammenti e partendo da essi per costruire, come ipotetici allievi del Maestro, sviluppi e fraseggi nuovi, carichi di nuovi dettagli. Un compito affrontato con sicura capacità e buona intenzione.
In realtà però i microcosmi trattati in questo album sono molto di più che semplici ispirazioni, e Bartokosmos risulta un album di vere e proprie rivisitazioni dei brani originali. E piuttosto semplice infatti riconoscere le frasi e le note originali ascoltando Broken, brano strutturato in relazione al Mikrokosmos n. 42. Ascoltiamo qui quasi un ricalco del semplice e orecchiabile tema bartokiano, soprattutto da parte di tromba e piano, mentre la batteria esegue dinamiche diverse, aiutando la musica ad uscire un pochino dallo stretto legame con lo spartito.
A volte, come nel caso di Bulgarian Rhythm, lo sviluppo del Mikrokosmos risulta un pochino ingenuo. Tutto il brano è tenuto dal dub elettrico del basso, laddove Bartòk esprimeva una piccola canzone spensierata, il tono del brano diventa ora intellettuale e scuro, con interventi di piano e effetti elettronici che hanno una sola intenzione: non arrivare a nessun sviluppo conclusivo. Un pochino (post)rock, insomma.
Ancora quasi prettamente rock è Dialogue, con costante inserimento rumoristico di effetti elettronici, mentre la batteria suona come i Melvins. Poi, nel mezzo del brano, il piano riprende il tema, solitario.
Zappiano è linizio di Variations, brano in cui il piano si rivela finalmente uno strumento grande, maestoso, potente, conclusivo. Infatti Stefano Battaglia suona nuovamente tra inquietanti rumori elettrici gran parte delle dinamiche a propria disposizione, sgretolando la materia sonora, e la melodia inquietante fluttua intorno al caos e al caso.
Stessa intenzione realizzata in Buzzing, in cui il contrabbasso e il pianoforte proseguono su strade alternate controllando il flusso melodico e riuscendo con capacità a trasportarci sempre in direzioni diverse, facendo vivere allascoltatore opposte ed intriganti emozioni. Il jazz e la musica classica si incontrano, si scontrano. E in questo momento che senza paura i musicisti esplorano nuovi territori, camminando tra i cristalli senza paura di rompere nulla. Un brano imponente, maestoso e semplice.
Lo sviluppo lento e sentimentale di Adagio è un saliscendi melodico e dorato, una canzone vera e propria in cui ancora una volta non è chiaro da dove partano e dove arrivino le note.
Bartokosmos dimostra sia lattualità di Bartòk che la sensazione di quanto il compositore ungherese sia, giustamente, considerato trendy ai giorni nostri.

ITA Giornale della Musica, Guido Festinese (sep.2009)
Ecco unaltra eccellente prova scaturita dal Laboratorio Permanente di Ricerca Musicale diretto da Stefano Battaglia a Siena Jazz. Sappia, chi ha ascoltato le ultime prove del pianista, che qui siamo ben lontani dal rigore austero, dal passo controllato e quasi ieratico che hanno certi suoi affascinanti lavori, e questo nonostante il disco sia evidentemente dedicato ad un personaggio che dellausterità fece ragione di vita e di arte, Bela Bartok. Lidea, affinata in due anni di prove, è stata quella di riprendere e trattare il composito universo dei Mikrokosmos, i brevi esercizi per pianoforte scritti dal compositore ungherese per il figlio, elaborando miriadi di spunti melodici, ritmici, armonici della musica di tradizione orale del suo paese, investigata con piglio etnomusicologico. Battaglia e i 3Quietmen hanno selezionato 10 dei mikrokosmos: e se il Quietmen Hymn tratto dal frammento n.48 ha un passo largo, quasi da jazz scandinavo, altrove a dominare è una pulsante, febbrile elettricità, a un passo da certo intelligente Art Rock che negli ultimi anni molte ragioni comuni ha trovato con il jazz di ricerca. Non siamo distanti, in altre parole, dal panorama anni fa tratteggiato da Rava e gli Electric Five, o, ancor meglio, dagli E.S.T.

ITA Musica Jazz, Fabrizio Versienti (aug.2009)
Interessante è già lidea dellincontro fra i 3Quietmen, autori di una musica futuribile che si nutre di contrasti ma sa anche dare spazio al silenzio, e il pianoforte di Battaglia, qui più che mai scintillante, ieratico, fuori del tempo; E una sfida reciproca nella quale nessuno dei due poli concede nulla allaltro, eppure un difficile dialogo sinstaura e la musica trova un suo equilibrio. Il disturbo fonico, lintrusione bruitista sono parte integrante dellestetica dei tre guastatori torinesi, che per via delettronica intervengono molto sul suono dei loro strumenti.
La purezza adamantina di quello di Battaglia finisce così per creare una preziosa tensione di fondo, una sottile inquietudine che attraversa ogni istante, anche i più rarefatti, del Cd. Pure il cimento scelto è singolare: affrontare alcuni numeri di Mikrokosmos di Béla Bartòk, lalbum di pezzi per pianoforte del compositore ungherese che rappresenta una sorta di percorso di ascesi tecnica e spirituale, facendone il punto di partenza per creare situazioni musicali molto diverse, a volte lontane e in ogni caso interamente ascrivibili allinterazione dei quattro musicisti. Complimenti a tutti i protagonisti e al produttore Marco Valente, le cui scelte si tengono sempre lontane dai sentieri più battuti.

ENG All About Jazz, Glenn Astarita (aug.2009)
3Quietmen is a young Italian trio that draws inspiration from composer Bela Bartoks Mikrokosmos, a prominent work consisting of 153 piano pieces. Fellow countryman and revered modern jazz pianist Stefano Battaglia joins the band for these pieces that waver between jazz and groove-based abstractions, shaded with electronics. Its a polytonal feast for the ears, as the musicians execute circular mini-motifs and cunning paradigm shifts, punchy ostinatos and brawny group-centric interplay.
Battaglia occasionally calms the waters via airy, jazz-based phrasings and swirling chord progressions, while offering counterpoint to trumpeter Ramon Moros searing notes. The classical inferences are subliminal and faint, and the artists occasionally skirt the free zone. On Quietman Hymn, Battaglia and Moro render a supple and memorably melodic theme atop the rhythm sections gentle pulse and accenting tonalities. But they venture towards the progressive-rock idiom during Dialogue, where distortion-based electronics coalesce with punishing beats, all offset by the pianists gingerly executed passages for the bridge. Its a changeable, yet continually dynamic program.
The foursome generates some high heat on Buzzing, featuring Battaglias cascading and harmonious voicings and the altogether perplexing storyline, marked by tumultuous flows. Hence, the plot thickens but the musicians collectively sustain a signature methodology that keenly bridges the gap between a modicum of genres and stylizations. More importantly, they aim to entertain: mission accomplished.

ITA Jazzit, Sergio Pasquandrea (jul-aug.2009)
Prima uscita di un gruppo nato dai laboratori dimprovvisazione che da anni Stefano Battaglia tiene presso Siena Jazz. Una vera e propria fucina di sperimentazioni e scambi didattici, da parte di uno dei musicisti più originali e rigorosi della scena italiana. Lidea di base è ovviamente quella di partire da dieci brani del Mikrokosmos, la celebre raccolta di miniature pianistiche di Bartòk. I quattro musicisti scelgono spunti melodici o ritmici bartokiani per elaborare percorsi che si adagiano spesso su ostinati martellanti e ossessivi, nei quali la musica prende cadenze più canonicamente jazzistiche (Broken 7, Buzzing), oppure si rifrange in distorsioni elettriche (Bulgarian Rhythm, Dialogue), o assume un passo quieto ed estatico (Quietman Hymn, Alateves, Adagio), fino al puro rumorismo (Variations). Minimo comune denominatore, lassoluta indifferenza per le barriere stilistiche, in nome di una musica che fa della libera ricerca la sua ragion dessere.

ITA BlowUp, Enrico Bettinello (jul-aug.2009)
Usciti dallinteressante fucina del Laboratorio Permanente di Ricerca Musicale tenuto dal pianista Stefano Battaglia, (che compare anche nel disco) a Siena jazz, i 3quietmen (tromba, basso e batteria) traggono dalle linee melodiche del Mikrokosmos di Bartok gli spunti per un jazz rockeggiante e articolato.
Lo avesse fatto qualche zorniano lo ascoltereste con attenzione, fatelo anche se i tre si chiamano Moro, Marchesano e Bruna. Voto 7/8

ITA RollingStone, Federico Scoppio (jul.2009)
Pare, a tratti, un disco di una delle tante malformazioni organiche del Chicago underground, anche perchè quà e là sembra di ascoltare Rob Mazurek. E invece è Ramon Moro, uno dei 3quietmen, formazione stabile che ha deciso di dedicarsi allinstabilità, ospitando il pianista non certo simile nellestetica come Stefano Battaglia. E invece funziona, la mischia in aerea di rigore, che è sempre delicata; se sbagli e colpisci lavversario, è rigore. Tra laltro, proprio per non farsi mancare niente, i quattro si dedicano a rileggere dieci dei 153 MikroKosmos di Bela Bartok. Un tono elegiaco in alcune parti, un jazzcore assai spinto in altre, un labirinto armonico che coniuga la tecnica del pianista allestro di trombe, bassi e batterie su tutto. Metal, improvvisazione e, talvolta, un minimalismo formale, sono gli spunti eccentrici di un lavoro arguto.

ITA Il Giornale, Franco Fayenz (jun.2009)
Il primo disco del pianista Stefano Battaglia risale al 1987, quando già era noto come interprete bachiano tentato dal jazz; lultimo, il bellissimo Re: Pasolini per Ecm, è del 2007. Adesso cè questaltro album in quartetto, che si conforma al ritmo di un cd ogni due anni al quale Battaglia pare adeguarsi con saggezza dal 2001 a oggi. Dico con saggezza perchè Battaglia (milanese emigrato a Siena, 44 anni) è uno dei migliori autori-esecutori italiani, colto e di confine. Eppure si tiene al di fuori della pattuglia nostrana di nomi pregevoli pochissimi e sempre gli stessi che stazionano stabilmente negli studi di registrazione, nei concerti e nei festival e rischiano di farsi del male. Qui Battaglia e il gruppo 3quietmen licenziano 10 brani ispirati a Mikrokosmos di Bèla Bàrtok e fanno centro in pieno.

ITA LIsola che non cera, Alberto Bazzurro (may.2009)
Un altro indiscusso trio plus ci arriva da Bartokosmos (Auand), dove un trio stabile, il torinese 3Quietmen, incontra uno dei nostri migliori pianisti, Stefano Battaglia, in una libera rilettura di dieci dei 153 Mikrokosmos di Bela Bartok. Torna la tromba, tornano basso e batteria, ma lelettronica è a sua volta dietro langolo. La somma di tutti questi elementi è un album che si fa preferire negli episodi più soffici, eleganti e persino un po ritrosi, con tromba e piano (magari non insieme) al centro del proscenio (i Mikrokosmos 48, 98, 63 e 41, per esempio).

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